Salita al Sorapiss Dolomiti

La salita alla cima del Sorapiss vista da Tania Ossi gestrice del rifugio San Marco da oltre 25 anni: Il Sorapiss è una cima dolomitica che permette di vivere un’esperienza di croda su un’autentica Montagna, è stato risparmiato dal turismo di massa, solo qualche bollo rosso e rari ometti lungo il percorso Vi faranno sentire come dei veri pionieri. Con la sua posizione centrale rispetto alle altre Dolomiti il Sorapiss è in grado di regalare a chi ne raggiunge la sommità un panorama a 360° veramente completo. Tutto questo lo potrete godere e gustare in silenzio perché molto probabilmente non ci sarà la ressa lassù.

Dopo aver pernottato a Rifugio San Marco, storica struttura del CAI Venezia, costruita nel lontano 1895 sul Col de Chi da Os e rimasta praticamente identica per oltre 120 anni, ci si incammina lungo il sentiero 226 che con ripidi tornanti porta ai 2255 metri di Forcella Grande. Ci troviamo di fronte alla Torre dei Sabbioni, conquistata a fine 800 dalla guida alpina sanvitese Cesaletti e considerata come la prima ascensione di III grado al mondo.

Si prosegue lungo il sentiero 246 in direzione del Bivacco Slataper mt. 2620, da lì a destra, si sale lungo il ghiaione fino a raggiungere il piccolo nevaio centrale dove inizia la via comune. Subito vi è un passaggio su roccia di II grado, risalito il quale di procede per cengia un po’ esposta vero sinistra e si sale ancora su roccette e ghiaino, fino ad arrivare al passaggio più ostico (III), un camino liscio ostruito da un masso incastrato (sosta per calata in doppia all’uscita del camino). Usciti dal passaggio si risale fino alla grande cengia che si percorre vero sinistra fin quasi allo spigolo della Croda Marcora, da qui si segue a destra un’altra evidente cengia ben percorribile lungo la quale incontriamo una rigogliosa fonte d’acqua; proseguiamo verso le roccette della cresta finale dalla quale ci appare la piccola e rettangolare vetta.

La discesa avviene lungo lo stesso itinerario, con calta in corda doppia nel camino della parte bassa.

Al ritorno al Rifugio si può leggere sul volto stanco degli alpinisti la gioia e la soddisfazione di essere stati in un gran bel posto, ma soprattutto la pienezza di un’esperienza un po’ demodè ma di sicura esclusività.